lunedì 10 novembre 2008

Veicolazione dell' informazione...

Riporto di seguito un articolo apparso sul sito del Partito Democratico (lo stesso sito dove sono apparse le "dotte" analisi di Gad Lerner e le fantasiose conclusioni di Walter Veltroni per intenderci...).

Niente multa a Tosi, Giacon: «La casta della Lega colpisce ancora»

Veneto

PADOVA, 10 NOV. –“Lei non sa chi sono io”. È questa, di solito, la frase più pronunciata dagli esponenti della Casta. «Non sappiamo se in questo caso sia stata proferita dal sindaco di Verona, - dichiara Paolo Giacon dell’esecutivo regionale del PD del Veneto - ma a quanto riferisce la stampa la paletta del Ministero dell’Interno era in bella vista sulla macchina del Sindaco di Verona, parcheggiata irregolarmente nel cuore più lussuoso ed esclusivo di Milano, via Montenapoleone».

La singolare vicenda di Tosi - attacca con un velo di ironia l’esponente del PD - che immaginiamo fosse lì per un “controllo”, legato alle sue funzioni, sui marchi veneti e padani presenti nel cuore più chic di Milano, è fonte di due notizie per i cittadini, una buona ed una meno buona. La notizia buona per i cittadini veneti è che i servizi antiterrorismo presenti nelle nostre città funzionano egregiamente visto che, a quanto riportano i testimoni, una massiccia presenza di forze dell’ordine si è subito materializzata nel cuore di Milano. La notizia meno buona è per gli elettori della Lega Nord che si stanno rendendo conto come i comportamenti dei politici “romani” siano stati pienamente assorbiti ed imitati anche da quelli padani. Anche nel cuore del Nord “padano” le sanzioni amministrative e le contravvenzioni sono solo per i comuni cittadini e non per i politici. La Casta della Lega colpisce ancora».

Tramite comunicato stampa è arrivata la risposta del Sindaco di Verona Flavio Tosi...

SINDACO TOSI QUERELA PAOLO GIACON
“Se l’ automobile fosse stata parcheggiata irregolarmente, la Polizia Municipale di Milano mi avrebbe multato, avrebbe fatto solo il suo dovere e io avrei tranquillamente pagato la contravvenzione. Ma non mi ha multato”. Questa la replica del Sindaco di Verona Flavio Tosi all’esponente PD Paolo Giacon. “Al Signor Paolo Giacon, che vede senza trarne frutto i bei film di Totò con il relativo “lei non sa chi sono io” – aggiunge Tosi – rispondo con una querela per diffamazione, i cui proventi saranno devoluti in beneficenza. Il privilegio di appartenere alla “casta” lo lascio volentieri ad altri: a Verona tutti sanno che auto e autista da me utilizzati non costano nulla al contribuente”.

Come premesso nel precedente post non entrerò nel merito della questione; mi limiterò ad esprimere un mio personale parere...
Giacon tenta di estrapolare da un fatto "presunto" (utilizza la stampa come unica fonte) una Verità...
il suo scopo non è quello di fare informazione (raccontare effettivamente come sono andate le cose) ma solo quello di far passare per vero agli occhi del lettore un fatto "presunto".
Nessuno in realtà ne conosce la dinamica...
Ma la dinamica non conta... importa solo montare un fatto per poi passare al cuore del discorso che inizia qui:

"La notizia meno buona è per gli elettori della Lega Nord che si stanno rendendo conto come i comportamenti dei politici “romani” siano stati pienamente assorbiti ed imitati anche da quelli padani. Anche nel cuore del Nord “padano” le sanzioni amministrative e le contravvenzioni sono solo per i comuni cittadini e non per i politici. La Casta della Lega colpisce ancora".



Analizziamolo...
Giacon fa del "presunto" fatto di Milano una prova... il suo messaggio? la Lega è una casta... conclude (e qui, a mio avviso, la demagogia regna...) affermando che sanzioni amministrative e le contravvenzioni sono inflitte solo ai cittadini comuni e non ai politici (qui non si capisce se solo ai politici di centro-destra o anche del centro-sinistra).
Lo stesso sottolinea che gli elettori della lega nord "si stanno rendendo conto" della "romanizzazione" del movimento... ; leggendo i risultati elettorali delle ultime elezioni politiche non sembrerebbe dato che nella sola Verona un elettore su tre ha dato la preferenza alla Lega...
ma chissà forse hanno cambiato bruscamente opinione il giorno dopo le elezioni...

Per quel che riguarda il termine CASTA... lo inviterei a fare un po' di autocritica leggendo l'articolo di Stella sui portaborse del Veneto pubblicato su questo blog... forse il Pd e la Lega qualche volta possono andare anche d'accordo...

Un consigliere circoscrizionale dell'esperienza di Giacon dovrebbe sapere che un sindaco si giudica per il suo operato e non per le "telenovelas politiche" che, purtroppo, stanno popolando sempre di più i media...
Inviterei quindi Giacon a Verona per confrontarla con la realtà padovana così potrà trarre le proprie conclusioni... positive o negative che siano... purchè siano esse solide basi di un'analisi ragionevole e non tendenziosa.
Credo l'analisi operata da Giacon molto superficiale e al limite della demagogia...forse un rimasuglio della vecchia politica che qualcuno voleva superare...


sabato 8 novembre 2008

Ripensando...

Da molto tempo non scrivo sul blog.
Mi scuso con i tre o quattro lettori che capitano un po' per caso, un po' per piacere su questo piccolo scoglio circondato dall'immenso mare di Internet.
Alcuni dicono che il tempo cambia le persone; credo che tale affermazione non sia corretta.
L' esperienza cambia il modo di vedere le cose... le persone rimangono sempre uguali.
Rileggendo i miei post (alcuni scritti di getto, altri meditati) capisco che manca qualcosa... alcuni articoli sembrano "normali" , non originali, quasi scontati; mi riferisco in particolar modo alle riflessioni che seguono la logica ideologica (i fatti del pigneto, il pestaggio di Verona).
Ecco.. vorrei portare le mie riflessioni su un piano diverso... libero da preconcetti e inutili polemiche; in alcuni casi vorrei tentare di proporre delle soluzioni...
Spero di riuscirci...
Amici miei... la semantica non ha mai portato soluzioni...
il gossip politico lasciamolo ai media....

lunedì 7 luglio 2008

Sorry...

Mi scuso per la mia momentanea inattività dovuta allo studio...
...cercherò di recuperare il prima possibile!

lunedì 16 giugno 2008

Pd e Lega... oltre lo show mediatico della politica

I nuovi mantenuti... professione PORTABORSE... 

VOTO ALL'UNANIMITÀ: 52 NEOASSUNTI IN REGIONE. SOLO IL GOVERNATORE CONTRO

Veneto, sì ai portaborse a vita 
E Lega e Pd marciano insieme

Dopo i precedenti di Calabria e Sicilia la leggina che «stabilizza» i collaboratori approda al Nord

La locandina del film di Daniele Lucchetti
MILANO — Lo fanno in Calabria? «I soliti terroni». Lo fanno in Sicilia? «I soliti terroni». Lo fanno in Campania? «I soliti terroni». Facile, liquidare il tema così. Ma se capita nel Veneto? Ed ecco che l'assunzione dei «portaborse » come dipendenti regionali scatena mal di pancia mai visti. Al punto che il governatore Giancarlo Galan, per protesta, è arrivato a uscire dal gruppo di Forza Italia: «È una leggina vergognosa». Sono anni che i governi, di destra e di sinistra, promettono di mettere la parola fine a questo andazzo. E sono anni che va a finire così. Il punto di partenza è sempre lo stesso: chi viene eletto a una carica pubblica, deputato o presidente provinciale, governatore o sindaco, deve portarsi nella stanza dei bottoni collaboratori di cui si fida. Giustissimo: ognuno ha diritto di circondarsi di uno staff proprio.

Esattamente il motivo per cui i parlamentari vengono dotati di una somma mensile (4190 euro alla Camera, 4678 al Senato) per assumere «provvisoriamente» uno o due collaboratori, destinati a lavorare a Montecitorio o a Palazzo Madama. «Provvisoriamente », però. Fino alla scadenza del mandato. Sennò a ogni nuova legislatura ogni comunista che si ritrovasse uno staff di berlusconiani o ogni berlusconiano che si ritrovasse uno staff di comunisti dovrebbe chiedere nuove assunzioni. Di più: la macchina statale trabocca già di decine o centinaia di migliaia di dipendenti entrati senza alcuna selezione, alcun concorso, alcuna valutazione professionale. Assunti così, per anzianità di precariato. Nella scuola, nei ministeri, negli enti locali... Perfino al Quirinale, il cuore dell'Italia, non si fa un pubblico concorso (pessimo esempio che Napolitano si è impegnato a correggere) dal 1963, quando era ancora vivo Harpo Marx e Abdon Pamich si preparava alle Olimpiadi di Tokio. Il meccanismo, soprattutto in alcune aree del Paese, è sempre lo stesso.

L'amico dell'amico, l'elettore che ti ha promesso il voto o il militante di partito vengono assunti «provvisoriamente » senza concorso: perché mai farne uno, se si tratta solo di un «contrattino » di due mesi? Poi il «contrattino » viene rinnovato una, due, tre, quattro volte. E intanto passano i mesi, le stagioni, gli anni. Finché arriva il momento fatidico: i precari vanno stabilizzati. Insomma: l'argine alla periodica assunzione degli «staffisti» sembra puro buonsenso. Pena il rischio che a ogni svolta elettorale entrino senza concorso ondate di portaborse piazzati dai vincitori sulla sola base della tessera di partito. Eppure, le violazioni a questa regola elementare ci sono già state.

Un esempio? La Calabria. Dove nell'ottobre del 2001 il Consiglio regionale votò all'unanimità (neppure un voto contrario) per incamerare negli organici regionali, a carico delle pubbliche casse, 86 «collaboratori», divisi in due fette: una di funzionari di partito che dovevano essere forniti di uno stipendio fisso e una di fratelli, sorelle, cognati... Una porcheria tale da far insorgere perfino i vescovi calabresi, uniti nel denunciare il «terribile principio » che «l'appartenenza a certe forze » contasse nelle assunzioni «più della competenza». Quattro anni dopo, a maggioranza rovesciata (da destra a sinistra), ecco il replay. Tutto come previsto: «Non posso appoggiarmi solo allo staff messo a disposizione della Regione, mi servono persone di assoluta fiducia» dissero uno a uno tutti i consiglieri. E ottennero altre duecento assunzioni. Di nuovo figli, cognati, cugini... Il rifondarolo Egidio Masella andò più in là: nella prospettiva che un giorno o l'altro sarebbe stata «stabilizzata », assunse la moglie Maria.

Non meno incredibili e scandalose, al di là dello Stretto, sono state le ripetute «sanatorie» della Regione Sicilia. Una per tutte, quella di tutti i portavoce di Totò Cuffaro e dei suoi assessori decisa alla vigilia delle elezioni del 2006. Un'infornata che portò l'ufficio stampa della presidenza regionale ad avere la bellezza di 23 giornalisti. Tutti da allora pagati vita natural durante con soldi pubblici senza avere mai superato una selezione che non fosse quella della fedeltà di partito. La solita politica clientelare che ammorba il Mezzogiorno, si sono ripetuti per anni, davanti a casi come questi e altri ancora, i virtuosi teorici della «diversità morale» del Nord. Non è esatto. Basti ricordare la sanatoria per i portaborse del Friuli-Venezia Giulia, sistemati sei anni fa dal centrodestra con una leggina che permetteva di assumere in Regione, senza concorso, chi aveva avuto un contrattino lavorando 120 giorni consecutivi nell'arco dell'ultimo quinquennio. Leggina indigesta almeno a una parte della sinistra, che la denunciò come un sistema per dare una busta paga con soldi pubblici ai collaboratori dei gruppi politici, dei consiglieri e degli assessori. In Veneto no: tutti d'accordo.

Destra e sinistra. Meglio: quasi tutti. L'estensione ai 52 «portaborse» del progetto di assumere un certo numero di dipendenti indispensabili soprattutto nel mondo della sanità e di stabilizzare un po' di precari storici, era infatti assente nei piani della giunta. Tanto che, davanti all'insistenza dei partiti, l'assessore Flavio Silvestrin aveva chiesto un parere all'Ufficio legislativo della giunta. Il quale, sulla base della Finanziaria 2008 e di una serie di spiegazioni dell'ex ministro Luigi Nicolais (spiegazioni che avevano bloccato l'anno scorso lo stesso giochino alla Provincia di Napoli), aveva detto no: non si potevano assumere così i portaborse. Verdetto inutile. Perché, sulla base di un parere opposto dell'ufficio legislativo del Consiglio (sic!), i gruppi consiliari sono tornati alla carica. E davanti al rifiuto della giunta di allargare le assunzioni agli «staffisti» («facciano i concorsi, hanno già un 20% di quote riservate... », diceva Silvestrin) hanno promosso un emendamento, voluto in primo luogo da democratici e leghisti, con una sanatoria trasversale che fissa per i portaborse «un'apposita procedura selettiva riservata» che ha tutta l'aria di essere una foglia di fico. Voto in aula, unanimità: 33 voti su 33 presenti. Tutti contenti: basta con gli scontri all'arma bianca! Tutti meno Giancarlo Galan che, dicevamo, ha sbattuto la porta («vergogna!») uscendo dal gruppo forzista e chiedendo l'appoggio di Renato Brunetta. I maligni dicono che, dietro, ci siano anche rancori di altro genere. Sarà. Sui portaborse, però, ha ragione lui. A cosa serve parlare di merito, promettere un ritorno al merito, giurare su una svolta che premi il merito se poi si continua con l'andazzo di sempre?

Gian Antonio Stella 
16 giugno 2008

venerdì 6 giugno 2008

piccole truffe quotidiane...


Credo sia pacifico iniziare il post con un'affermazione tanto vera quanto critica: nel Belpaese la fregatura sta dietro l'angolo. 
Colpa delle occasioni che rendono l'uomo ladro... e ce ne sono tante...
Vi racconterò le mie piccole esperienze; spero che i 3-4 lettori del mio blog ne traggano saggia lezione. 

Episodio 1 "IL PARCHEGGIO SENZA ORARI"
Desenzano. Cerchiamo un parcheggio in uno dei luoghi più belli del lago di Garda... Eccolo!
Per entrare bisogna prendere il biglietto alla sbarra; il pagamento avviene alla cassa prima di uscire con l'auto...
All'esterno del parcheggio (alla sbarra dove si acquisisce il ticket) non ci sono gli orari.
Dopo aver parcheggiato passiamo davanti alla cassa per sapere quanto costa la sosta all'ora...

Noi: "Scusi...  quanto all'ora?"
Cassiere: "2 euro"
Noi: "Ha orari il parcheggio?"
Cassiere: "tra 15 minuti chiude... se sforate dovete chiamare questo numero (...) così viene un collega ed una volante... e pagate 26 euro più il prezzo della sosta... sono anche onesto che ve l'ho detto".
Noi: "...anche troppo"

Dopo aver fatto 300 manovre nel sotterraneo...ce ne siamo usciti... pagando 2 euro per 2 minuti di parcheggio... 
Numerose auto stavano facendo la fila per entrare...
 

venerdì 30 maggio 2008

Che ne dite di questo?

PER I GIUDICI AVERE ACCOLTO L'AMANTE NELLA CASA DEL MARITO È «INGIURIA GRAVE»

Tradiva il marito nella casa coniugale:
perde tutti i beni e le proprietà cointestate

La Cassazione conferma la sentenza di «revocazione per ingratitudine» contro una donna di Messina

ROMA - Merita di perdere tutti i beni e le proprietà che il marito le ha cointestato la moglie che tradisce il coniuge portando l'amante nella casa coniugale consumando carnalmente il suo «flirt». L'avvertimento viene dalla Cassazione che ha confermato la «revocazione per ingratitudine» della cointestazione di tutti i beni che il marito Aldo I. aveva donato, in comproprietà alla moglie Silvana I. che lo tradiva in casa con un giovanissimo amante.

RICORSO RESPINTO - La Cassazione - con la sentenza 14093 della II Sezione Civile - ha respinto il ricorso con il quale la moglie infedele chiedeva la nullità del verdetto della Corte d'appello di Messina che nel marzo 2005 (a conclusione in una causa iniziata nel lontano 1975) le aveva revocato la comproprietà dei beni che Aldo le aveva intestato. Per i giudici d'appello Silvana aveva commesso una «ingiuria grave che ledeva gravemente il patrimonio morale di Aldo» e pertanto, legittimamente il marito doveva tornare nel pieno possesso dei beni che aveva voluto condividere con la moglie.

«ATTEGGIAMENTO MENZOGNERO» - L'infedeltà di Silvana venne scoperta da Aldo nel 1975: allora la donna aveva 36 anni e aveva 3 figli. Tradiva Aldo con un focoso ventitreenne e «si univa a lui» nella casa coniugale. Situazione durata diversi anni prima che Silvana si decidesse ad abbandonare la famiglia e a convivere con il nuovo compagno. Ad avviso della Cassazione correttamente i giudici dell'appello hanno ritenuto che «costituiva ingiuria grave non tanto l'infedeltà coniugale quanto l'atteggiamento complessivamente adottato, menzognero e irriguardoso verso il marito, all'insaputa del quale Silvana si univa con l'amante nell'abitazione coniugale». Il primo grado il tribunale di Messina, invece, nell'ottobre 1990, aveva ritenuto non gravi le modalità di questo tradimento.

domenica 25 maggio 2008

Strumentalizzazione della Cronaca? Ecco un esempio...

Aggredito un conduttore di DeeGay.it

Due persone gli hanno sbattuto la testa contro il muro minacciandolo. La vittima: «Gli stessi del Pigneto»

ROMA - Christian Floris, 24 anni, conduttore di punta del portale DeeGay.it, è stato aggredito la notte tra venerdì a sabato a Roma mentre rincasava (ascoltalo in audio). Due persone gli hanno sbattuto la testa contro il muro minacciandolo perché si occupa di tematiche legate al mondo dell'omosessualità e gli hanno intimato di smetterla. Il ragazzo, che è stato portato all'ospedale dove è stato giudicato guaribile in sette giorni, ha sporto denuncia contro ignoti. DeeGay.it è un portale che co-produce una trasmissione con Radio Città Futura, Eco tv e Nessuno tv.

«GLI STESSI DEL PIGNETO» - «Desidero confermare che in merito all'aggressione che ho subito la notte scorsa, noto delle correlazioni con quello che è accaduto al Pigneto a Roma. Credo che sia la stessa corrente di persone, che oltre ad aver aggredito me e di infondere terrore nel mondo omosessuale, si sia ora concentrato sugli extracomunitari». Lo afferma il conduttore di punta del portale DeeGay.it, aggredito la scorsa notte. «La mia convinzione - aggiunge - proprio guardando le immagini televisive e ascoltando le dichiarazioni rilasciate sul posto da testimoni, è che gli aggressori appartengano alla stessa matrice».


Avete letto? Bene. Ora prendiamo una dichiarazione della Questura di Roma...


Assalto al Pigneto, «non c'è matrice politica»

Secondo la questura il raid al negozio di un extracomunitario sarebbe la ritorsione per il furto di un portamonete

ROMA -L'assalto compiuto sabato contro alcune attività commerciali gestite da extracomunitari nel quartiere romano del Pigneto, «non ha un connotato politico con una matrice, ma è piuttosto un gesto sintomo di una forte intolleranza e insofferenza». A questa conclusione sono arrivati gli investigatori della Questura di Roma, che hanno ricostruito i fatti attraverso alcuni «dettagli» ritenuti «essenziali» per capire cosa sia avvenuto.

IPOTESI RITORSIONE - Fonti della Questura ritengono che l'assalto ai tre negozi tra via Macerata e via Ascoli Piceno sia stata una «ritorsione di un gruppo di cittadini italiani, probabilmente dello stesso quartiere, fatta dopo il furto di un portamonete contenente anche documenti e denaro». Gli investigatori della Questura di Roma, in sostanza, hanno appurato che ieri mattina, attorno alle 10,30, nel negozio di via Macerata gestito da un cittadino indiano con regolare permesso di soggiorno, si trovavano un cinquantenne italiano, un extracomunitario del Bangladesh e altri due avventori del quartiere. Ed è stato l'italiano a rivolgersi al cliente extracomunitario del negozio chiamandolo Mustafà e pretendendo documenti e soldi che lui gli aveva rubato qualche giorno prima.

Un fatto di cronaca che viene strumentalizzato per fini politici...come è successo a Verona per la morte di Nicola. Forse la matrice politica e la latitudine contano  poco in questi scellerati esempi...