

Ci risiamo. Per fortuna non si tratta più di un omicidio in pieno centro ma solo delle dichiarazioni dell’attaccante di colore dell’Inter Balotelli che ha dichiarato, al termine della partita Chievo-Inter: "ogni volta che vengo a Verona, il pubblico mi fa sempre più schifo". Affermazione che ha suscitato uno scandalo nazionale con il solito walzer di commenti, ovviamente non supportati dai fatti, sui più noti programmi televisivi. La polemica si è presentata tanto rapida quanto di breve durata che i più alti rappresentanti della città scaligera (il sindaco di Verona Tosi ed il patron del Chievo Campedelli) hanno temuto di dover affrontare l’ennesima battaglia contro il puntuale linciaggio mediatico. Chi abita a Verona ben conosce il meccanismo; il pericolo di strumentalizzazione politica (anche alla luce delle prossime elezioni regionali) risulta molto alto.
La bomba ad orologeria è stata fortunatamente disinnescata dall’improvvisa marcia indietro dello stesso attaccante che, in una dichiarazione sul suo sito personale, chiede scusa del suo comportamento. Le tempestive scuse però non lo hanno esonerato da una multa di 7.000 euro per aver offeso il pubblico del Chievo, tifoseria da sempre considerata come un modello da seguire per la proverbiale correttezza e sportività. Nonostante la polemica si sia smorzata immediatamente,la senatrice Garavaglia, eletta nelle liste del Pd, in una dichiarazione fatta un giorno prima delle scuse di Balotelli afferma:" Mi sembra inaccettabile che alcuni esponenti delle istituzioni, a partire dal sindaco di Verona, attacchino Mario Balotelli sul piano personale per le sue dichiarazioni dopo Inter-Chievo. Anche io, come parlamentare eletta in quella citta', trovo discutibili le generalizzazioni dell'attaccante interista, ma non credo che gli si debba rispondere definendolo un immaturo. In ogni caso, se Tosi vuole davvero respingere le accuse del bomber, si impegni in prima persona nel preservare l'immagine antirazzista di Verona. Purtroppo, la giunta comunale scaligera su questo argomento non sempre e' credibile". Pronta la replica del sindaco Flavio Tosi:
" Verona non è assolutamente una città razzista, ma anzi ospitale e accogliente: per dimostrarlo, non occorre alcun particolare impegno dell’Amministrazione comunale, oltre alle normali e ingenti attività che svolge nei campi dell’integrazione e dell’assistenza, ma basta ricordare che Verona è ai vertici in Italia, secondo gli ultimi dati del CNEL, per quanto riguarda il livello di integrazione degli stranieri con la popolazione locale. Semmai – aggiunge Tosi – la senatrice Garavaglia dovrebbe rivolgere l’invito a difendere la nostra città da accuse di razzismo a quei suoi colleghi di partito (o comunque schierati a sinistra) che da anni sono impegnati a diffondere a livello nazionale la falsa immagine di una Verona razzista. Non oso immaginare quale ondata di accuse e calunnie si sarebbe abbattuta sulla nostra città, se il gravissimo episodio dell’incendio appiccato al giaciglio di un senzatetto, anziché a Venezia fosse accaduto a Verona. Ma nessuno, giustamente, ha parlato di una Venezia razzista e discriminatrice". Quanto al giudizio di “immaturo” da lui attribuito a Balotelli (che con le sue dichiarazioni ha offeso personalmente ogni cittadino veronese) il Sindaco, nel rilevare che tale aggettivo per definire l’atteggiamento di ieri del calciatore interista è stato usato anche da altri commentatori della vicenda (da ultimo il giornalista Gian Antonio Stella, non certo sospettabile di xenofobia), osserva che "chi lo ammira come calciatore e gli vuol bene come persona, oltre che criticare duramente le vergognose offese che gli vengono rivolte in quasi tutti gli stadi italiani – ma non ieri al Bentegodi – deve anche invitare lo stesso Balotelli a un comportamento più maturo e rispettoso verso i suoi colleghi calciatori e verso il pubblico: sarebbe la risposta migliore ai cori razzisti nei suoi confronti".
Le dichiarazioni si commentano da sole. Il caso “Balotelli” ci ha riportati nel passato: l’omicidio Tommasoli e il caso del professor Marsiglia (poi rivelatosi un messinscena che quasi costò le dimissioni all’ex ministro Bianco per aver definito razzista e fascista la città di Verona) sono i più eclatanti. Avvenimenti più o meno tragici, che meriterebbero più raziocinio, vengono affrontati sistematicamente come casi “politici”; non importa più il fatto in sé ma solamente il contesto in cui avviene. Sfortunatamente il comune pensare del “popolino” (specie nelle trasmissioni e nei media che puntano esclusivamente allo share e non alla veridicità dell’informazione) e l’opportunismo politico innescano il meccanismo perverso dello sciacallaggio mediatico.
Per tutti i casi passati e futuri di “razzismo” vero o falso che sia, Verona fungerà sempre come una gigantesca cassa di risonanza. La Città della Scala sarà sempre assediata dai luoghi comuni di Balotelli.
Federico Maccadanza
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